Le succulente sono famose per essere “piante facili”, resistenti e poco esigenti. Eppure, chi le coltiva lo sa bene: a volte sembrano perfette fino al giorno prima, e poi… collassano. Foglie molli, traslucide, che si staccano al minimo tocco. Nessun preavviso evidente. Perché succede?
La risposta breve è il marciume, ma le cause sono più subdole di quanto sembri.
Il primo grande responsabile è l’acqua in eccesso. Le succulente immagazzinano acqua nelle foglie e nei fusti, quindi non hanno bisogno di annaffiature frequenti. Quando il terreno resta umido troppo a lungo, le radici smettono di respirare e diventano terreno fertile per funghi e batteri. Il problema? Il danno parte sotto terra, invisibile. La pianta sopra può sembrare sana per settimane, finché il sistema radicale cede di colpo.
Il secondo fattore è il terriccio sbagliato. Un substrato universale trattiene troppa umidità. Le succulente hanno bisogno di un mix molto drenante, con sabbia grossolana, pomice o perlite. Se il terreno è compatto, l’acqua ristagna anche se annaffi poco. È come tenere le radici in una spugna bagnata: prima o poi marciscono.
Altro errore comune: vasi senza foro di drenaggio. Sono belli, minimal, perfetti per Instagram… ma letali. Senza via di fuga, l’acqua si accumula sul fondo e le radici inferiori marciscono per prime. Anche qui, il problema resta nascosto finché non è troppo tardi.
C’è poi il tema della stagione. In inverno molte succulente entrano in riposo vegetativo e consumano pochissima acqua. Continuare ad annaffiare come in estate è una delle cause più frequenti di marciume improvviso. La pianta non “avvisa” perché non sta crescendo: sta solo lentamente soffocando.
Infine, attenzione al marciume del colletto, la zona tra fusto e radici. Se l’acqua ristagna lì, magari perché il terreno resta sempre umido in superficie, la pianta può collassare dall’alto verso il basso in pochi giorni.
La verità è che le succulente non sono traditrici: comunicano in silenzio. Il problema è che i segnali arrivano tardi. La prevenzione è tutto: meno acqua, più drenaggio, osservazione attenta. Con loro, la regola d’oro resta sempre la stessa: meglio una sete in più che un’annaffiatura di troppo.



