Cosa provoca l’accumulo di rame nel suolo? Attenzione al suo utilizzo perchè ha poco di biologico.

Molti dei fertilizzanti e degli antiparassitari di comune uso, apportano rame al suolo con rischi di accumulo e fitotossicità.

I terreni possono ricevere apporti di metalli pesanti, sia da deposizioni atmosferiche, ma anche con l’apporto di fertilizzanti e fitofarmaci. Nel lungo periodo, l’accumulo di questi elementi, generalmente ben trattenuti dai terreni, può arrivare a condizionare negativamente la fertilità dei suoli o peggiorare la qualità dei prodotti agricoli, oppure contaminare le acque superficiali e sotterranee. Molti metalli come il rame e lo zinco finiscono per risultare nocivi a livello di concentrazione elevata nel suolo per la biomassa microbica e per organismi superiori come lombrichi e piante.

Altri metalli non sono invece essenziali (Cd, Hg, Pb) e per questo sono potenzialmente tossici anche a basse concentrazioni. La sensibilità delle diverse colture all’effetto tossico del rame, varia ampiamente. E’ difficile valutare la fitotossicità di questo elemento, in quanto esso si accumula nelle radici, danneggiando in primo luogo questo organo non direttamente visibile.

I concimi minerali e organominerali possono contenere il rame derivante dai materiali grezzi utilizzati per la loro produzione. nei fanghi di depurazione, invece si concentra il rame che viene rimosso dalle acque sottoposte al trattamento depurativo e che può derivare dalle più svariate fonti domestiche e industriali.

Tra le fonti agricole di apporto ai suoli di rame bisogna annoverare quello dei fitofarmaci a base di questo metallo. Importanti anticrittogamici inorganici, utilizzati in special modo per il controllo della peronospora, sono composti a base di rame.  Diversi studi infatti hanno dimostrato importanti accumuli di rame nei suoli coltivati a vite, sia per lo strato superficiale che per profondità maggiori, e hanno accreditato la mancanza di sostenibilità ambientale dei trattamenti cuprici in viticoltura, in particolare in regime di difesa biologica.

Rispetto al destino delle quote di rame apportate al suolo è da considerare l’elevata generale capacità dei terreni di trattenere (e quindi accumulare), i metalli pesanti, senza però dimenticare che una quota totale di metallo nel suolo, può trasferirsi alle acque che lo percolano o vi scorrono superficialmente.

Da queste considerazioni deriva la necessità di approfondire gli studi sulla reale tossicità del rame nei suoli, in particolare per quelli che potenzialmente presentano caratteristiche favorevoli al rischio di fitotossicità (scarsa dotazione di sostanza organica).

La ricerca scientifica si è occupata ben poco della questione, ma i risultati ottenuti sembrano concordare sul fatto che questo metallo ha effetti negativi sulla maggior parte delle specie del suolo, portando ad un decremento della biodiversità dell’ambiente agricolo, effetto che aumenta nel tempo a causa dell’accumulo del rame. La presenza di batteri e funghi nel terreno, ma anche sulle parti aeree della pianta, può rappresentare un meccanismo di difesa particolarmente efficace contro i parassiti vegetali microscopici e arricchire il suolo di elementi minerali, fondamentali per le colture; animali sensibili al rame, come lombrichi e lumache, possono migliorare la tessitura del terreno, creando dei canali per l’aerazione delle radici e favorire la decomposizione della materia organica, migliorando la qualità del suolo. Il rame ha anche una documentata azione insetticida e il suo accumulo nell’ambiente potrebbe portare all’allontanamento dei coccinellidi ed impollinatori.

Per questo quando parliamo di agricoltura biologica bisogna stare attenti, perchè fare 40-45 trattamenti di rame su una pianta ha poco di biologico.

 

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AGRICOLTURA MICRONATURALE®. LA DIFESA DELL’OLIVO DALLA MOSCA CON TECNICHE INNOVATIVE

IN QUESTO DOCUMENTO ALCUNE PROVE EFFETTUATE IN VARIE REGIONI D’ITALIA PER TESTARE IL PROTOCOLLO MICRONATURALE SULLA MOSCA OLEARIA. i RISULTATI DIMOSTRANO UN EFFETTO IMPORTANTE DEL TRATTAMENTO SUL CONTROLLO DEGLI INSETTI PATOGENI.

Il protocollo ha previsto l’utilizzo di vari dosaggi di zeolite (sia in acqua, sia tal quale) repellente per la mosca, riflettente dei raggi solari e assorbente dei fitormoni.
Microrganismi antagonisti dei probabili batteri simbionti della mosca e oli essenziali ad azione repellente.

Le analisi hanno inoltre dimostrato un incremento dei polifenoli, della shelf-life dell’olio, dell’efficienza nell’uso dell’acqua e della fotosintesi. I trattamenti sono stati effettuati sopo un’indagine della storia dei terreni, delle malattie presenti e dei prodotti di sintesi precedentemente utilizzati

 

 

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AGRICOLTURA MICRONATURALE®. LA COLTIVAZIONE E DIFESA DELLA FRAGOLA.

IN QUESTO DOCUMENTO ALCUNE PROVE CHE RIGUARDANO LA COLTIVAZIONE E DIFESA DELLA FRAGOLA
(IN PARTICOLARE LA DIFESA NEI CONFRONTI DEGLI AFIDI, DEI TRIPIDI, DEGLI ALEURODIDI, MOSCA, LUMACHE E GRILLOTALPA E SU GRAN PARTE DEI PATOGENI FUNGINI)
La tecnica utilizzata prevede una serie di trattamenti OGNI 10-15 GIORNI a base di:
– film protettivi
– microrganismi simbionti, induttori di resistenza e repellenti
– nutrizione organica (humus, alghe)
– oli ed estratti di varia natura (lavanda, neem, pompelmo, menta piperita)
– protocollo studiato in base alla storia del terreno, alle malattie presenti, ai fattori climatici e ai prodotti di sintesi precedentemente utilizzati.

 

 

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AGRICOLTURA MICRONATURALE. COLTIVAZIONE E DIFESA DEL MELO

AGRICOLTURA MICRONATURALE®. LA COLTIVAZIONE E DIFESA DEL MELO. IN QUESTO DOCUMENTO VI MOSTRO LE SPERIMENTAZIONI EFFETTUATE CON TRATTAMENTI ALTERNATIVI PER IL CONTROLLO DI GRAN PARTE DEI PATOGENI DEL MELO (AFIDE LANIGERO, TICCHIOLATURA, OIDIO, MOSCA).

Diapositiva1Diapositiva2Diapositiva3Diapositiva4Diapositiva5Diapositiva6Diapositiva7Diapositiva8Diapositiva9Diapositiva10Diapositiva11Diapositiva12Diapositiva13Diapositiva14Diapositiva15Diapositiva16Diapositiva17Diapositiva18 La tecnica utilizzata prevede una serie di trattamenti a cadenza quindicinale con: – film protettivi – microrganismi simbionti, induttori di resistenza e repellenti – nutrizione organica – oli ed estratti di varia natura con funzione repellente e che aumentano le difese delle piante. – protocollo studiato in base alla storia del terreno, alle malattie presenti, ai fattori climatici e ai prodotti di sintesi precedentemente utilizzati.

AGRICOLTURA MICRONATURALE®. IL CONTROLLO DELLA CIMICE ASIATICA CON TECNICHE INNOVATIVE SOSTENIBILI.

La cimice asiatica è identificata come Halyomrpha halys e proviene da Cina, Giappone e Corea. Nel 2007 è stata vista per la prima volta in Europa, nel 2010 in America e nel 2012 in Italia.

La cimice asiatica in Italia è presente in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige e si sta espandendo rapidamente in altre aree geografiche del Centro e del Nord. In assenza di misure contenitive, la cimice asiatica arriverà ben presto anche nel Meridione d’Italia.

E’ molto prolifera, si moltiplica velocemente e anche famelica,dato l’assenza di predatori naturali nel nostro Paese.

Nelle mie sperimentazioni ho ottenuto risultati importanti contro questa cimice utilizzando:

una miscela di zeolitite a chabasite micronizzata e caolino, olio di neem, quassia amara e peperoncino diluite in acqua.

Il trattamento va effettuato una volta ogni 15 giorni (la miscela zeolitite a chabasite e caolino ad alto dosaggio), perchè crea problemi all’aderenza della cimice sulle foglie, negli spostamenti, nella respirazione e nella riproduzione. Il neem, la quassia amara e il peperoncino sono degli ottimi repellenti. Nei miei studi sembra che queste sostanze interferiscano sul sistema di ricezione della cimice verso i tessuti vegetali (riescono insomma a nascondere gli odori utili per localizzare i punti da attaccare).

Nella mie due sperimentazioni che ho effettuato in Emilia Romagna e in Trentino utilizzando la miscela sopra indicata sono riuscito a ridurre del 54% gli attacchi della cimice su vite, ortive e melo.

Sto effettuando nuove sperimentazioni per valutare nuovi estratti (inula viscosa e leptospermum scoparium) e nuovi dosaggi di zeolite+caolino.

 

 

VITICOLTURA MICRONATURALE®: COLTIVARE E DIFENDERE LA VITE SENZA CHIMICA DI SINTESI

Nel vigneto il biologico prevede ancora l’utilizzo di rame e zolfo, uno degli obiettivi delle mie ricerche però resta la possibilità di ridurne il quantitativo fino ad eliminarne l’impiego. Nella Viticoltura Micronaturale® l’impiego di corroboranti, biostimolanti, induttori di resistenza e microrganismi riesce a garantire una difesa ottimale delle piante.

Nelle numerose sperimentazioni che ho fatto in Italia e attualmente anche in Paesi stranieri, l’utilizzo di queste tecniche garantisce una difesa senza chimica di sintesi. Ovviamente la tecnica la fa da padrone, quindi il saper adattare ogni volta il protocollo nell’ambiente in cui ci si trova è fondamentale, per poter ottenere ottimi risultati.

 

 

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Inula Viscosa: controllo della mosca dell’olivo e protezione delle api dalla varroa

L’inula viscosa è una pianta perenne cespugliosa, generalmente sempreverde, della famiglia delle Astaraceae, la più numerosa tra le Fanerogame, che comprende un numero di generi stimato intorno a 959 circa, piuttosto comune nelle regioni mediterranee (Zermane et al., 2011). L’I. viscosa è una pianta arbustiva perenne, dall’odore caratteristico che presenta cauli eretti, lignificati alla base, riccamente ricoperti di foglie, di altezza compresa tra 50-150 cm. Le foglie, lineari-lanceolate, sono ruvide e di colore verde con la parte superiore riccamente ricoperta di peli e di ghiandole. L’infiorescenza di forma piramidale è composta da numerosi capolini con i fiori giallo-dorati. La fioritura avviene in autunno, mentre i frutti sono costituiti da acheni.

Tale pianta è da tempo oggetto di studi in relazione alla presenza nelle diverse parti della pianta (radici, fusto, foglie, fiori, ecc.) di numerosi componenti di natura chimica diversa, le cui proprietà rendono interessanti alcune potenziali applicazioni nei settori farmaceutico, cosmetico, degli aromi e degli affini (Cum et al., 2001). Infatti tale specie è conosciuta da tempo per le sue proprietà e quindi utilizzata nella medicina popolare essenzialmente per curare i disturbi del fegato, come analgesico, antinfiammatorio, antipiretico, antielmintico e antifungino (Chiappini et al., 1982; Wollenweber et al., 1991).

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