Difesa delle api (varroa, nosema, peste) con metodi innovativi biologici

Diversi sono i prodotti oggi utilizzati dagli apicoltori per la difesa delle api in particolare (in particolare su varroa) i più utilizzati sono l’acido formico, l’acido ossalico, il timolo ( che seppur vengono considerati naturali, hanno delle conseguenze importanti sulla delle api) che spesso ai molti sono sconosciute.

Acido formico

L’acido formico presenta degli evidenti effetti tossici sulle larve di api, che muoiono rapidamente se esposte ai vapori concentrati di formico (R. Underwood and Currie 2003), in seguito ad un processo di necrosi della cuticola che si estende a tutto il corpo (Gregorc, Pogacnik, and Bowen 2004). L’acido formico riduce inoltre l’aspettativa di vita delle api adulte e dei fuchi (Guzman et al. 1999) oltre a causare mortalità delle regine nel corso del trattamento, senza però effetti a lungo termine sulle sopravvissute (R. M. Underwood and Currie 2008).

I trattamenti con acido formico determinano spesso una quota variabile di orfanità e la morte di parte della covata fresca.

I trattamenti eseguiti in primavera possono determinare la riduzione dello sviluppo estivo delle colonie (Giovenazzo and Dubreuil 2011).

Secondo altcuni autori l’alterazione delle difese della cuticola sembra far sì che i trattamenti con acido formico siano un fattore di rischio per l’insorgenza di malattie fungine (Strachecka et al. 2012).

Timolo

Tra vari terpeni testati il timolo è risultato il più tossico per le api (Ellis e Baxendale 1997). Il trattamento con timolo può indurre la rimozione della covata (Floris et al. 2004; Marchetti, Barbattini, e D’Agaru 1984) e causare mortalità delle regine (Whittington et al. 2000), pur essendo queste meno sensibili al timolo rispetto alle operaie (Dahlgren et al. 2012). La molecola altera la trascrizione di geni implicati nella detossificazione e nell’immunità in modo più importante rispetto a vari acaricidi di sintesi (Boncristiani et al. 2012). Il principio attivo induce inoltre alterazioni del comportamento delle api: maggiore attività e riduzione della risposta allo stimolo luminoso (Bergougnoux, Treilhou, e Armengaud 2013).

Resistenza

Negli anni gli apicoltori italiani hanno osservato un calo di efficacia dei preparati a base di timolo, dimostratisi spesso non più sufficienti come unico trattamento “tampone” estivo. In Francia sono state segnalate delle popolazioni di varroa resistenti al timolo (Bonafos et al. 2011).

Acido ossalico

L’acido ossalico può provocare effetti avversi quali aumento della mortalità e riduzione della covata (Rademacher and Harz 2006). La soluzione zuccherina è più tossica della soluzione acquosa per la varroa ma anche per le api (Toomemaa, Martin, and Williams 2010). Le singole api venute in contatto con l’acido ossalico hanno un’aspettativa di vita ridotta, e un comportamento meno attivo, in particolare nell’accudimento della covata (Schneider, Eisenhardt, and Rademacher 2012). Gli effetti tossici sono probabilmente dovuti alla penetrazione dell’acido attraverso la cheratina fino agli organi interni dell’ape (Nozal et al. 2003). Analogamente all’amitraz l’acido ossalico sembra alterare le difese antifungine e antibatteriche della cuticola (Strachecka et al. 2012).

Come sempre il cattivo utilizzo e le dosi fanno di un prodotto che può funzionare, un qualcosa che può causare un problema. Anche perchè gran parte dei prodotti utilizzati in apicoltura oltre che tossici per le api, sono tossici anche per l’utilizzatore. E soprattutto per gli hobbysti, che hanno iniziato da poco a lavorare con le api questo risulta un grosso problemi.

Da alcuni anni il dottor Domenico Prisa si sta preoccupando di sviluppare delle strategie alternative, che possono garantire alle api di difendersi da sole (incrementando il loro sistema immunitario, tramite l’alimentazione e utilizzando dei microrganismi buoni, i microrganismi EM che possano colonizzare i loro ambienti e ridurre l’attecchimento di patogeni). Sfruttando inoltre l’azione di alcune piante spontanee (ad esempio inula viscosa), che tramite la  produzione di sostanze aromatiche e volatili da fiori, foglie e steli, possono creare disorientamento a patogeni come ad esempio la varroa.

Protocollo alternativo per la difesa delle api

 

Inula Viscosa

L’enula bacicci o inula vischiosa o inula (Inula viscosa (L.) Aiton) è una pianta cespugliosa, generalmente sempreverde, della famiglia delle Asteraceae piuttosto comune nelle regioni mediterranee.

L’inula viscosa risulta importante in quanto può ospitare alcuni entomofagi della mosca olearia (vedi tabella seguente), come nel caso di Eupelmus urozonus, attivo predatore di Bactrocera oleae, che svolge il suo ciclo principalmente su Inula viscosa.

Il dr. Prisa sta inoltre studiando l’estratto idroalcolico di inula viscosa, zeolititi micronizzate e microrganismi EM spruzzati sulle foglie dell’olivo con risultati importanti sulla difesa delle amosca olearia

Utilizzo di Inula viscosa in apicoltura

L’inula viscosa sta dando risultati importanti sul controllo della varroa. L’odore pungente infatti che viene prodotto dallo sfregamento delle foglie, degli steli e dei fiori, sembra creare disorientamento nelle varroe che cadono giu a centinaia (ancora vive). Probabilmente perchè l’odore dell’inula nasconde, i feromoni che gli permettono di raggiungere le api. Già dopo un’ora dall’inizio del trattamento si possono notare sul fondo varroe cadute in movimento.

Il trattamento prevede rametti di 15-20 cm posti sui portafavi precedentemente sfregati per liberare le sostanze aromatiche. I rametti devono occupare la maggior superficie possibile sui portafavi.

Il trattamento andrebbe fatto ad Agosto (5 cicli di 4 giorni) Da sperimentazioni sembra  che dopo 4 giorni il trattamento con rametti e foglie d’inula perda d’efficacia, vanno quindi rinnovati.

In un ciclo di sperimentazione che ha messo a confronto ( api-bioxal con inula in rametti a visto come da foto)

1 giorno: apibioxal 10 varroe cadute, inula 10 varroe cadute

2 giorno: apibioxal 8, inula 8

3 giorno: apibioxal 6, inula 6

4 giorno: apibioxal 4, inula 2 (dopo il 4 giorno sarebbe quindi da rinnovare i rametti e le foglie sui portafavi)

 

 

L’utilizzo di questi protocolli  in apicoltura, è rivolto a coloro che vogliono un cambiamento, quelle persone che non vogliono continuare ad utilizzare  prodotti di tipo sintetico o simil-sintetico (numerose sono le critiche, ma è normale, l’innovazione porta anche a questo).Sarebbe ovviamente più utile un atteggiamento costruttivo invece che distruttivo, però ovviamente ognuno è libero di fare le proprie scelte.

Le sperimentazioni (ormai 6 anni) cercano di dare fra le tante strategie di difesa delle api, un’alternativa che sembra valida. Il tutto viene fatto a costo zero, grazie alla professionalità di molti apicoltori (anche professionisti) che credono in queste metodologie e che hanno messo in gioco la loro esperienza.

Con questi protocolli  stiamo cercando di rinforzare le api sotto tutti gli aspetti, (a livello immunitario, tramite colonizzazione microbica buona degli ambienti e alimentare).

Cercare quindi di fornire quelle risorse alle api che probabilmente prima trovavano in natura e adesso in seguito ai cambiamenti climatici e ai trattamenti anticrittogamici sulle piante, non trovano più.

Ormai secondo me urge la necessità di porre un cambiamento e nel bene e nel male, noi in qualche modo ci stiamo provando.

 

 

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9 pensieri su “Difesa delle api (varroa, nosema, peste) con metodi innovativi biologici

  1. Vorrei fare una domanda.
    Sono un novizio apicoltore. al momento io e la mia ragazza abbiamo 5 arnie. Abbiamo letto tanto e vorremmo adottare strategie per evitare di usare farmaci sulle nostre api. Stiamo utilizzando uno stile di lotta biomeccanica sia adottando il telaino indicatore trappola ideato da Campero che il favo allargato suggerito da Pistoia. Siamo coscienti che potrebbe renderci meno miele, ma ci interessa di più avere api sane.
    Nelle applicazioni di inula bisogna comunque effettuare il blocco della covata come per l acido ossalico?

    Grazie

    Mi piace

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