Utilizzo dei pesticidi e rischi per la salute umana

Quando vedo dottori alla televisione che dicono che i pesticidi non fanno male, quando osservo delle sperimentazioni e dati statistici molto dubbi, quando giro per le campagne e vedo i coltivatori senza mascherine e tute, mi chiedo se la gente è male informata o non ha più a cuore la propria salute. Cosi’ ho deciso di pubblicare qualche punto che ho ritenuto importante dell’articolo della dr.ssa Gentilini (medico oncologo) per far chiarezza sul problema e soprattutto per fare capire il motivo per cui mi sto dedicando cosi’ tanto a questa causa.

Il termine “pesticida” è genericamente usato per indicare tutte le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali,
vegetali). In questo articolo ci riferiamo ai pesticidi usati in agricoltura (meglio indicati
come “fitofarmaci”), ovvero a tutte quelle sostanze che caratterizzano l’agricoltura
su base industriale (diserbanti, fungicidi, agenti chimici usati per difendere le colture da insetti, acari, batteri, virus, funghi e per controllare lo sviluppo di piante infestanti).
I fitofarmaci sono per la massima parte sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili
che hanno un impatto sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sono spesso estremamente nocive non solo per la salute dell’uomo, ma per l’intero ecosistema e
per qualunque organismo vivente.

Le molecole dei pesticidi sono estremamente nocive non solo per la salute umana
ma anche per tanti organismi viventi a causa delle loro particolari caratteristiche
biochimiche:
– persistenza nel suolo e nelle acque con danni diretti e permanenti agli ecosistemi acquatici (pesci, anfibi ecc.);
– bioaccumulo in tessuti animali ( es. Dreissena Polymorpha);
– insorgenza di resistenze e necessità quindi di prodotti sempre più potenti;
– tossicità a largo spettro in grado di distruggere indistintamente molte specie
di insetti anche utili (bombi, farfalle, api)come avviene ad esempio nel caso della
moria di api da neonicotinoidi (usati per la concia delle sementi del mais o per la
flavescenza della vite).
La distruzione degli alveari e la conseguente scomparsa delle api è un problema di
gravità inaudita sia per l’importanza che questi insetti rivestono per l’impollinatura,
sia per le ricadute economiche legate ai loro prodotti (miele, polline, ecc). A tutt’oggi esso è di drammatica attualità.

Effetti sulla salute
Gli effetti esercitati sugli organismi superiori (quindi anche sull’uomo) da
parte di queste molecole sono molto complessi e difficili da valutare. Si registrano effetti
anche a dosi infinitesimali (per l’atrazina sono descritti effetti a dosi 30.000 volte
inferiori ai limiti di legge) e vengono in genere valutati per ogni singolo principio attivo,
anche se in realtà siamo esposti a veri e propri cocktail di molecole.
Quasi tutte queste sostanze rientrano fra gli “endocrin disruptors”, (EDC) ovvero “interferenti” o “disturbatori endocrini” (9). l’Istituto Superiore di Sanità (10) definisce
gli interferenti endocrini “sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione”.
Queste sostanze quindi possono non solo esplicare effetti negativi sull’individuo esposto, ma, agire sulle stesse cellule germinali, determinando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive attraverso modificazioni di tipo epigenetico.
Tutto ciò apre ovviamente scenari ancor più preoccupanti in quanto siamo di fronte alla possibilità di una amplificazione del danno e alla sua trasmissibilità attraverso le generazioni e dà ragione della crescente attenzione e preoccupazione circa gli effetti di queste molecole specie sulle frange più sensibili della popolazione: feti, neonati, bambini, donne.
Tali effetti si manifestano spesso tardivamente (anche dopo decenni) e variano non solo in base alla durata, al tipo di sostanza e alla loro quantità, ma anche a seconda del momento in cui avviene l’esposizione. Gravidanza, allattamento, vita fetale, infanzia e pubertà sono momenti cruciali, “finestre espositive”, in cui il contatto con tali agenti può comportare effetti particolarmente gravi. É stato recentemente dimostrato che l’esposizione a DDT (un agente in uso come insetticida negli anni ‘50 che – anche se bandito da anni – ancor oggi è presente nelle matrici ambientali) è correlato ad un aumentato rischio di cancro mammariose l’esposizione è avvenuta in età prepubere.

Endocrine Disruptors (EDC): eterogeneo gruppo di sostanze caratterizzate dalla capacità di interferire attraverso svariati meccanismi (recettore-mediati, metabolici, ecc) con il funzionamento del sistema endocrino, soprattutto con l’omeostasi degli steroidi sessuali
e della tiroide.

Una recente revisione identifica i seguenti rischi per la salute umana da esposizione a
pesticidi (13):
1 danni al sistema immunitario,
2 danni riproduttivi, in particolare riduzione
della fertilità maschile,
3 danni al sistema endocrino (in particolare
alla tiroide),
4 danni neurologici/cognitivi,
5 danni di vario genere alla salute infantile per esposizione in utero (otite, asma, stress respiratorio, diminuzione della crescita fetale e durata della gestazione, alcuni tipi di malformazioni).
Particolarmente interessante appare l’aumentato rischio di patologie neurodegenerative dell’ adulto, quali il Parkinson, in seguito al consumo di acqua contaminata da pesticidi, compreso il clorpirifos  ed i danni alla tiroide per esposizione a mancozeb.
L’esposizione a questo ultimo agente unico fra le molecole indagate  risulta essere correlata sia ad iper che ad ipotiroidismo, a testimonianza della complessità dell’azione di questi agenti, e tipica comunque degli interferenti endocrini in grado di “spegnere” o viceversa esaltare lefunzioni ormonali.
I rischi legati all’esposizione a queste sostanze sono particolarmente importanti per l’infanzia
I pesticidi in particolare sono ritenuti responsabili della PANDEMIA SILENZIOSA, ovvero
di gravi danni neuropsichici e comportamentali che sempre più si verificano nell’infanzia e che vanno dal deficit di attenzione ed iperattività all’autismo, fino alla riduzione del Quoziente Intellettivo.

I principali rischi segnalati per esposizione (soprattutto professionale) a pesticidi riguardano i tumori del sangue. Da studi molto ampi condotti su agricoltori statunitensi
è emerso in particolare un aumentato rischio in particolare di:

1 leucemie: per esposizione ad agenti organocloruralti quali aldrin, chlordane, DDT, heptachlor, lindane (per questi due ultimi incremento del 100%) e per esposizione a mancozeb e toxaphene incremento rispettivamente del 120% e 135%,
2 linfomi Non Hodgkin: incremento del 160% per esposizione a lindane, del 25% per esposizione a cynazina, del 280% per esposizione a 2-4D (acido-2,4-diclorofenossiacetico),
3 mieloma multiplo:incremento del 34% fra esposti a svariate molecole e del 160% per esposti al glifosato.

In una amplissima revisione del 2010 (21) risulta che su 11 studi che hanno preso in
esame il rischio di leucemie di tutti i tumori del sangue e di linfomi Non Hodgkin, tutti
i rischi sono superiori nel gruppo esposto a pesticidi rispetto al gruppo di controllo.
In particolare:
LEUCEMIA: rischi statisticamente significativi in 5 studi su 9
TUTTI I TUMORI LINFOEMOPOIETICI: rischi statisticamente significativi in 4 studi su 8
LINFOMI NON HODGKIN: rischi statistica mente significativi in 1 studio su 2
MIELOMA MULTIPLO: rischi statisticamente significativi in 2 studi su 2. Addirittura per
questa patologia il rischio è in entrambi gli studi oltre 5 volte l’atteso!

Sempre nel medesimo studio viene segnalato un aumentato rischio di morte per cancro alla prostata. Per esposizione a Fonofos e Methylbromide si è dimostrato un rischio statisticamente significativo di cancro alla prostata, anche fino ad oltre 3 volte l’ atteso.

I bambini non sono evidentemente esposti per professione a pesticidi, ma possono
esserlo per il solo fatto di vivere in aree esposte o di consumare acqua e/o cibi contaminati.

Si segnala che il rischio di tumori nel loro complesso è più elevato dell’atteso in
modo statisticamente significativo (50 casi clorodibenzodiossina – TCDD – o “diossina di Seveso”); nella popolazione esposta a tale disastro si sono evidenziati importanti rischi proprio per i tumori del sangue. Dai dati pubblicati a 25 anni dall’incidente (23) il Rischio Relativo (RR) di morte per emolinfopatie è, nell’area più inquinata (zona A), pari a 5.38, quindi un aumento del rischio del 438%, risultato statisticamente significativo. Altre patologie per le quali si evidenzia un rischio statisticamente significativo, sono risultate
i Linfomi Non Hodgkin (+235%), il mieloma multiplo (+334%), le leucemie acute (+73%).

I l melanoma – tumore in aumento anche fra i giovani – non è solo correlato all’esposizione ai raggi solari, ma anche all’esposizione a pesticidi, in particolare carbamati e toxaphene.

Possiamo con ragionevole certezza affermare che la relazione fra pesticidi e salute umana è stata ampiamente indagata e che soprattutto per quanto riguarda i danni neuropsichici per l’infanzia e rischi tumorali (in particolare tumori ematologici), si riscontra un nesso di causalità difficilmente opinabile. Questi rischi sono stati infatti ormai dimostrati in modo inequivocabile per gli agricoltori o comunque per i lavoratori esposti imagese la loro prole.

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