AGRICOLTURA MICRONATURALE: COSA UTILIZZARE DOPO LA POTATURA PER CONTROLLARE LE MALATTIE FUNGINE, BATTERICHE E LE VIROSI.

La potatura è caratterizzata da un insieme di tecniche che hanno come obiettivo quello di regolare la crescita della vegetazione, della formazione dei fiori e dello sviluppo dei frutti di alberi, piante e arbusti.

Generalmente la potatura si effettua tramite operazioni di taglio dei rami. Ma si può intervenire anche tramite l’asportazione di germogli superflui (scacchiatura), l’eliminazione dei polloni basali (spollonatura); oppure la sfogliatura, ossia lo sfoltimento delle chiome in eccesso.

La fase successiva dopo il taglio è quella più pericolosa per le piante, perché le ferite che si vengono a creare su rami e foglie, possono essere i siti da dove i funghi, i batteri e i virus penetrano nella linfa Delle piante diffondendosi e portando spesso alla morte.

Normalmente si possono fare interventi di vario tipo per disinfettare e chiudere le ferite, utilizzando: il rame, lo zolfo, la calce, il mastice, la cera etc.

Io normalmente non uso queste sostanze, ma utilizzo altri prodotti, in particolare:

– la zeolitite a chabasite micronizzata, un allumino-silicato ricco in silicio che svolge diverse funzioni: copertura sul lungo periodo della ferita, sterilizzazione e cicatrizzazione, antifungino naturale

– i microrganismi: in particolare i miei Symbac o i microrganismi Em, che svolgono un’azione sia di colonizzazione Delle superfici e di antagonismo verso i patogeni, sia di azione stimolatrice Delle difese Delle piante

– estratti vegetali in particolare: estratto di aloe (cicatrizzante), equiseto (antifungino e disinfettante), propoli (induttore di resistenza)

Trattamento Micronaturale dopo la potatura

Su 100L di acqua:

– 4 Kg di zeolitite micronizzata
– 3L di Symbac (Gea difesa) o Microrganismi Em
– (1L estratto idroalcolico equiseto, 1L di estratto idroalcolico di aloe, 1 L di estratto idroalcolico di propoli

Due trattamenti a distanza di 7 giorni dopo la potatura.

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Trattamento Micronaturale della botrite su vite

Fungo ubiquitario che penetra nei tessuti Vegetali principalmente attraverso lesioni esistenti. Gli acini colpiti presentano marciume molle e in poco tempo si ricoprono di micelio grigiastro che si diffonde anche tra acini contigui.

La botrite colpisce anche gli organi verdi della pianta provocando macchie Bruno chiaro sui fusti.

Nelle uve da vino il danno non si limita alla perdita di produzione ma causa anche perdita di qualità del vino
Trattamento Micronaturale per botrite
In 5 litri di acqua calda
– 200 g di liquirizia

– 200g felce maschio

– 100g di aglio

– 1 cipolla

– 2 pompelmi
Tritare il tutto

Fermentazione per 3 giorni a 30°C e filtrare
Per 1 litro di prodotto diluibile in 100 litri di acqua
– 250 ml del mix

– 150 ml di Symbac o Em 

– 200g chabasite micronizzata
1 TRATTAMENTO ogni 12-15 giorni
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​LA MANDORLA IL FRUTTO DELLA PREVENZIONE. 

La coltivazione del mandorlo è assai antica risale ad almeno a 3000-4000 anni avanti Cristo.

Quest’albero deve da subito aver affascinato l’uomo, era il primo a fiorire.

Il frutto non è però commestibile, se ne consuma il seme che come in tutte le Rosacee è originariamente tossico.
La ragione della sua tossicità sta nel fatto che contiene amigdalina, una molecola molto simile al cianuro. Blocca la respirazione e l’utilizzazione dell’ossigeno da parte delle cellule.
Il mandorlo nella varietà addomesticata divenne un albero fonte di un seme commestibile importante per le sue proprietà nutritive e terapeutiche.
Le api e tutti gli insetti impollinatori sembrano preferire il mandorlo proprio per la presenza nel nettare di questa pianta di piccole quantità di amigdalina, che sembra fornire un effetto tonico.
La mandorla è ricca di grassi polinsaturi ed è un ottimo complemento nelle diete vegetariane. Apporto di ferro e fosforo ottimale, elemento quest’ultimo trofico e per il sistema nervoso e protettivo del fegato.
Apporta inoltre magnesio, calcio, vitamina E, arginina importante per la crescita staturale e per la buona salute dell’apparato circolatorio.
Sembra che coloro che sviluppano il morbo di Parkinson consumino un quantitativo ridotto di mandorle nella dieta.
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​LA ZEOLITE NELLA NUTRIZIONE ANIMALE.QUALI SONO I VANTAGGI?

L’uso della ZEOLITE comporta:

– riduzione del contenuto in N-ammoniacale dei liquami

– riduzione del contenuto in NH3 e dei cattivi odori negli allevamenti e nelle aree limitrofe

– escrementi meno maleodoranti e più consistenti

– riduzione delle malattie intestinali e respiratorie, delle conseguenze spese medicinali e del tasso di mortalità

– significativo miglioramento dell’indice di conversione FV: aumento in peso/cibo ingerito dei mangimi

– riduzione da parte degli animali dell’assorbimento di afla e micotossine, elementi pesanti (Pb) e radiogenici (Cs, Sr) presenti nei mangimi
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​LA PROPOLI IL RIMEDIO NATURALE PER LA DIFESA DELLE PIANTE

È il rimedio costituito, dalla raccolta, elaborazione e modificazione, da parte delle api di sostanze resinose prodotte dalle piante.
Tra i vari costituenti della propoli troviamo: cere, resine, balsami, oli essenziali, acidi aromatici, polifenoli.
Le proporzioni dipendono dalla pianta di provenienza e dal periodo di bottinatura delle api.

Si raccoglie dall’arnia raschiandola dai punti dove è stata maggiormente depositata.
In agricoltura viene preparata in soluzione acquosa, idro-alcolica, alcolica oppure come oleato.
Favorisce lo sviluppo vegetativo Delle gemme, la funzione degli organi sessuali del fiore e l’allegagione, nonché il primo accrescimento del frutticino. Talvolta viene associata al boro durante la fioritura.
Ha proprietà fitostimolanti che favoriscono l’autodifesa della pianta e i processi di cicatrizzazione a seguito di potature o avversità atmosferiche.
Si utilizza 200-250 ml/hl
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​BEAUVERIA BASSIANA UN FUNGO CHE POCHI CONOSCONO, MA CHE SVOLGE UN’AZIONE IMPORTANTE NEL CONTROLLO DEGLI INSETTI.

È un fungo cosmopolita individuato nel 1834 come causa di una grave malattia del baco da seta.

In seguito si scoprì che il fungo può attaccare 700 specie di artropodi e che colpisce anche insetti parassiti delle colture agrarie.

Si impiega per la difesa di frutticole, orticole e ornamentali da afidi, aleurodidi e tripidi. È attivo anche contro le uova e le forme giovanili del ragnetto giallo.
Si distribuisce con bassi livelli di infestazione nelle ore serali o nelle prime ore del mattino, in quanto le alte e l’esposizione ai raggi UV diminuiscono notevolmente e rapidamente l’infettivita’ e la vitalità del Microrganismo.
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COME FANNO LE PIANTE A RESISTERE AL GELO?


La resistenza al freddo di una pianta dipende dalla sua capacità di limitare la perdita di acqua. Quando la temperatura scende sotto lo zero, le cellule proteggono l’acqua che si trova al loro interno, ma non possono impedire che geli quella negli spazi fra le cellule. Ciò determina la fuoruscita di acqua dalle cellule vive adiacenti e, se il processo continua abbastanza a lungo, si arriva alla disidratazione cellulare che porta alla morte della pianta.

Trattenere l’acqua

Le piante resistenti al freddo, come i pini e gli abeti, hanno sviluppato un meccanismo per cui la pressione osmotica, ovvero quella presente tra l’interno e l’esterno delle membrane cellulari, impedisce all’acqua di uscire dalle cellule stesse. Altre piante, invece, resistono al freddo semplicemente perché possono riaversi anche da condizioni estreme di disidratazione. Ne sono esempi la betulla, il pioppo tremulo e alcuni tipi di salici. Le piante non sempreverdi, comunque, superano l’inverno “ritirando” all’interno del tronco la maggior parte possibile dei liquidi ed entrando in uno stato di quiescenza. È per questo che le gelate più dannose sono quelle fuori stagione, che avvengono prima che le piante siano pronte ad affrontarle.
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