IL GLIFOSATO E I DISERBANTI CHIMICI CHE UCCIDONO L’UOMO E LE PIANTE

 

SONO SEMPRE PIU’ DELL’IDEA CHE SE L’UOMO NON INIZIERA’ A PRENDERE COGNIZIONE DI QUELLO CHE LA SUA ATTIVITA’ EGOISTICA STA DETERMINANDO SULLA SUA STESSA VITA E SU QUELLA DI PIANTE E ANIMALI, CON L’USO INDISCRIMINATO DI SOSTANZE CHIMICHE (CHE GIA’ A BASSE DOSI FANNO MOLTI DANNI, MA CHE IN PIU’ SONO CUMULABILI NEL TEMPO), TUTTO QUESTO LO PORTERA’ SULLA STRADA DEL NON RITORNO.

SE L’UOMO EGOISTICAMENTE CONTINUERA’ A FORZARE LA NATURA PER I PROPRI PROFITTI, PRIMA O POI LA NATURA RISPONDERA’ RIBELLANDOSI……….ANZI GLI EFFETTI DI TUTTA QUESTA DISTRUZIONE SONO ORMAI EVIDENTI AI NOSTRI OCCHI……

Le mie ricerche vanno proprio in questa direzione, fare una vera informazione e proporre dei metodi alternativi validi contro le sostanze nocive che vengono proposte. Non permetto di distruggere il mio mondo senza fare niente e sono sempre più convinto che il vero cambiamento si può fare solo dal basso, lavorando ai fianchi…..

Ritornando a ciò che ho evidenziato nel titolo

L’utilizzo del glifosato aumenta la possibilità che le piante possano ammalarsi e di veicolare tossine pericolose per la nostra salute. Diversi sono i meccanismi con cui Il glifosato aumenta le malattie della pianta e determina una maggiore virulenza dei patogeni presenti nel suolo. Dalle radici delle piante il glifosato viene rilasciato nel suolo e determina effetti negativi anche sulle colture successive.

E’ infatti un forte chelante a largo spettro capace di sequestrare macro e micronutrienti delle piante (Ca, Mg, Cu, Fe, Mn, Ni e Zn) che riduce anche la fissazione dell’azoto (N). La sua azione si esplica principalmente sul sequestro  di Mn, che rende le colture più
suscettibili alle malattie, in particolare la fusariosi.

Il glifosato si lega all’enzima EPSPS1, inibendolo, importante nel sentiero dello shikimato, richiesto per la sintesi di metaboliti aromatici vegetali che includono gli aminoacidi essenziali, come la fenilalanina, il triptofano, la tirosina e prodotti secondari, così come i promotori di crescita, l’acido indolacetico e composti che difendono le piante, come le fitoalexine. Riducendo quindi le sostanze e i meccanismi di difesa delle piante

Il glifosato aumenta la virulenza di patogeni come il Fusarium, e può avere conseguenze serie sulla sostenibilità della produzione di una vasta gamma di colture suscettibili. Può immobilizzare i nutrienti della pianta, come manganese, rame, ferro, potassio, magnesio, calcio e zinco, che non  sono più disponibili per la pianta, che cresce e produce meno ed è più suscettibile ai batteri e funghi patogeni del suolo.

Negli ultimi 20 anni c’è stato infatti un aumento generale del numero di malattie delle piante. I Quattro funghi primari del suolo, Fusarium, Phythium, Rhizoctonia, e Phytophthora, sono diventati più attivi con l’uso di glifosato; contemporaneamente sono aumentate le malattie causate da questi funghi, come l’avvizzimento della spiga di mais, il marciume radicale della soia o ancora il marciume del colletto nella barbabietola da zucchero. Ci sono più di 40 malattie associate all’uso del glifosato e il numero continua a crescere mano a mano che la gente ne riconosce l’associazione.

Ricerche sulle radici e i microrganismi che colonizzano il sistema radicale mostrano che c’è un impatto evidente del glifosato, che può causare la sindrome della morte improvvisa: la cosìdetta SDS (Sudden Death Syndrome), causata da Fusarium virguliforme. Il glifosato è tossico per i batteri benefici, come il Rizobium che fissa l’azoto, ma aumenta anche l’incidenza di patogeni come il Fusarium.

Il glifosato trasudato dalle radici delle colture TG o dalle malerbe morenti che sono state
spruzzate, è rapidamente assorbito dalle altre piante o è immobilizzato nel suolo dai legami con ioni, così che questi non sono più disponibili per le piante. Il glifosato può rimanere nel suolo per un periodo molto lungo, che è quanto basta per degradarsi in sostanze tossiche per le piante . Ciò vuol dire che le piante coltivate successivamente sullo stesso suolo saranno ancora esposte ad alti livelli di diserbante, e gli effetti si accumuleranno man mano che altro diserbante sarà spruzzato.

Il glifosato riduce la fissazione dell’azoto attraverso molti meccanismi. I batteri fissatori di azoto, come il simbionte della soia, Bradyrhizobioum japonicum, possiedono un EPSPS sensibile al glifosato, e quindi non riesce a crescere quando esposto al glifosato. L’azoto fissazione è influenzata anche indirettamente attraverso la fisiologia della pianta
ospite. Il glifosato inibisce la formazione del fattore di crescita acido indolacetico IAA nella soia, che comporta una minore formazione di noduli da parte del simbionte.

Oltre alla sua azione di chelazione che rende il Mn non disponibile, il glifosato
avvelena gli organismi del suolo Mn-riducenti e fissatori di N, per cui la disponibilità di Mn e N, per le colture potrebbe essere marcatamente compromessa. Le malattie causate da Fusarium con l’uso estensivo di glifosato sono aumentate. Per esempio, l’uso di glifosato predispone i pomodori al marciume del colletto e della radice da Fusarium.

Ricerche pubblicate nel 1979 già mostravano che il glifosato assorbito attraverso le foglie, dopo il trattamento, era trasferito in modo sistemico verso le radici e rilasciato nella rizosfera, dove esso cambia l’intera ecologia del suolo, risultante in un incremento della colonizzazione delle radici da parte di specie patogene, come Fusarium e Phytophtora e come Pythium per le piante di fagiolo.

Il glifosato fa calare significativamente gli Pseudomonas che sono benefici per la rizosfera, incoraggiando così ulteriormente la crescita dei funghi patogeni, attraverso la soppressione dei loro batteri antagonisti.

Il glifosato rilasciato attraverso le radici delle piante morenti (le malerbe) è trasferito alle
piante viventi non trattate (con glifosato) attraverso le radici, c’è l’evidenza che tale trasferimento ad altre piante, attraverso le radici delle piante morenti, è molto più efficace del trattamento diretto nel suolo,e che non sia selettivo solo per le erbe infestanti.

 

IN QUESTO MOMENTO SI SENTE PARLARE DI XYLELLA E DI ALTRI PATOGENI CHE INSPIEGABILMENTE AD UN CERTO PUNTO HANNO INIZIATO A FAR MORIRE LE PIANTE (OLIVO, NOCCIOLO, KIWI, AGRUMI, CASTAGNO). NON E’ VERO CHE LA PRESENZA DI UN PATOGENO DEBBA DETERMINARE LA MORTE SICURA DI UNA PIANTA (ALTRIMENTI SAREBBERO TUTTE MORTE VISTO I MILIARDI DI BATTERI E FUNGHI PRESENTI IN NATURA E CI SAREMMO ESTINTI PURE NOI, VISTA L’ALTA COLONIZZAZIONE DI MICRORGANISMI SULLA NOSTRA PELLE). LE MORIE E I DISSECCAMENTI CHE OGGI NOI EVIDENZIAMO VANNO CORRELATE AD ALTRI MOTIVI (ECCESSO DI VELENI E DISERBANTI NEL SUOLO, CHE LE PIANTE ASSIMILANO CON INIBIZIONE DELLE VARIE FUNZIONI METABOLICHE; ASSENZA DI MECCANISMI DI DIFESA NELLE PIANTE DETERMINATI DALLA RIDUZIONE DELLA MICROFAUNA BENEFICA CHE STIMOLA LE PIANTE A PRODURRE I METABOLITI DI DIFESA E AD ASSORBIRE I MINERALI PER LA LORO CRESCITA; PH E SALINITA’ NEI SUOLI ALTISSIMI E SOSTANZA ORGANICA RIDOTTA; CATTIVA GESTIONE DEI COLTIVATORI CHE SENZA VOLERLO DIFFONDONO LE MALATTIE NON STERILIZZANDO GLI STRUMENTI DI LAVORO; ASSENZA DI BIODIVERSITA’, MA SI PREDILIGE LA MONOCOLTURA FAVORENDO LA SPECIALIZZAZIONE DEI PATOGENI; IL CAMBIAMENTO CLIMATICO A CUI POCHI SI STANNO ADEGUANDO; IL NON FAVORIRE LA RESISTENZA AUTOCTONA, VISTO CHE IL LAVORO DI MIGLIORAMENTO GENETICO IN LABORATORIO PUO’ FAVORIRE CERTI CARATTERI, MA FARNE PERDERE MOLTI ALTRI).

STRANAMENTE NEI LUOGHI DOVE LE PIANTE MUOIONO DI PIU’ CI SONO ANCHE PIU’ CASI DI TUMORE E AUTISMO. CHE SIANO I DISERBANTI E I VELENI UTILIZZATI LA CAUSA DI TUTTO QUESTO CATACLISMA, INVECE DEL BATTERIO O DEL FUNGO DI TURNO???? PIU’ GIRO L’ITALIA E PIU’ SONO CONVINTO CHE SIA QUESTO IL MOTIVO.

QUELLO CHE VOGLIO DIRE E’ CHE NON BISOGNA FERMARSI ALLO STUDIO DI UN SINGOLO BATTERIO, FUNGO, MALATTIA, MA VALUTARE ANCHE QUELLO CHE CI STA INTORNO. STUDIARE IL SISTEMA SUOLO-PIANTA-AMBIENTE A 360° E VALUTARE GLI EFFETTI DI QUELLO CHE SI FA SUL LUNGO PERIODO.diserbanti-naturali

 

 

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