​IL CONTROLLO MICROBIOLOGICO DELLE VESPE

Il genere Wolbachia comprende parassiti intracellulari di numerosi insetti, un enorme gruppo che rappresenta il 70% di tutte le specie note di artropodi. Le specie di Wolbachia possono provocare vari effetti sugli insetti ospiti.
Tra l’altro, sono in grado di indurre partenogenesi (sviluppo di uova non fecondate), morte selettiva dei maschi e femminizzazione, vale a dire la conversione dei soggetti maschili in femmine.


Wolbachia pipientis è la specie più studiata di questo genere. Le sue cellule colonizzano le uova di insetti, all’interno delle quali si moltiplicano in vacuoli circondati da una membrana originata dalla cellula ospite. Le cellule di questo parassita vengono trasmesse da una femmina infetta alle progenie proprio mediante l’infezione delle uova. La partenogenesi indotta da Wolbachia ricorre in un certo numero di vespe. Nelle uova non fecondate e infettate da Wolbachia, il parassita può indurre in qualche modo un raddoppio del numero cromosomico; ciò fa si che si originino solo femmine. Se le femmine di insetti vrngono trattate con antibiotici che uccidono Wolbachia, la partenogenesi cessa.




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IL BIODETERIORAMENTO DEL VETRO E DEI METALLI

Il vetro è un materiale inorganico costituito da silicati. Il deterioramento può essere causato da molti fattori, tra cui l’azione dell’acqua, anidride carbonica, inquinanti atmosferici e l’attacco biologico: funghi, batteri, licheni.

Il requisito essenziale per il biodeterioramento del vetro seono di tipo fisico: penetrazione delle ife e adesione oppure di tipo chimico: solubilizzazione, mobilizzazione, accumulo e rideposizione di elementi (Mg,Fe, K, Ca,Ag, P)


Anche i metalli d’interesse artistico possono essere attaccati da numerosi microrganismi aerobi e anaerobi. I processi di biodeterioramento avvengono quando i metalli si trovano interrati, o sommersi, ma anche quando si trovano in ambienti ad elevata umidità. In ambiente terrestre sono coinvolti batteri come i Thiobacillus produttori di acido solforico.


Il meccanismo di biocorrosione può avvenire perchè i microrganismi aderiscono ad esso e formano un biofilm oppure perchè la crescita dei microrganismi su un substrato organico a contatto con il metallo determina il rilascio di acidi organici che agiscono sul metallo stesso




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TRATTAMENTO MICRONATURALE DEL GERANIO

Il suo nome deriva da “geranos”, che significa gru, dalla forma del frutto, simile alla testa di un uccello dal lungo becco, come quello appunto di una gru.

Ciò che solitamente chiamiamo geranio sono un insieme di piante che si collegano a due generi: Geranium e Pelargonium.

Il primo è originario dell’Europa e dell’America settentrionale ed è caratterizzato da molte specie spontanee; il secondo è originario del Capo di Buona Speranza, in Sud Africa, zone a clima desertico.


L’origine del geranio ne spiega alcune caratteristiche botaniche:


– foglie di notevole spessore, coperte da peli, in grado di resistere a carenza di acqua

– radici che penetrano fino a un metro di profondità

– capacità delle radici di richiamare molti microrganismi simbionti per superare le situazioni di stress idrico e nutrizionale.


Come trattare i gerani per avere stupende fioriture?


Intanto per il substrato vi consiglio di fare una miscela del genere:


– terriccio universale 60%

– perlite o pomice 20%

– zeolitite a chabasite granulometria 3-6 mm, 10%

– humus di lombrico 10%


Una volta al mese trattamento con:


– Gea suolo o Ema , in diluizione 200ml per litro d’acqua.


Contattatemi sempre per informazioni


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I BIOSENSORI

Un settore delle biotecnologie che ha ricevuto un forte impulso e suscitato il vivo interesse della comunità scientifica internazionale è rappresentato dalla produzione di biosensori.

Microrganismi viventi (o loro enzimi ed organuli) sono collegati ad elettrodi, in modo che le reazioni biologiche siano convertite in correnti elettriche mediante l’azione di questi biosensori.

Sono stati fabbricati dei biosensori per la misurazione di componenti specifiche nella birra, per il monitoraggio degli inquinanti, per la rilevazione dei composti che conferiscono sapore al cibo e per lo studio dei processi ambientali, come l’alterazione dei gradienti di concentrazione dei biofilms.

E’ possibile misurare la concentrazione di sostanze a partire da ambienti molto differenti.
Alcune applicazioni riguardano il riconoscimento di glucosio, acido acetico, acido glutammico. etanolo e il fabbisogno di ossigeno per le reazioni biochimiche.

Questi biosensori serviranno per il riconoscimento di patogeni, erbicidi, tossine, proteine e Dna.

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AGRICOLTURA MICRONATURALE: TRATTAMENTO DELLE FOSSE BIOLOGICHE CON MICRORGANISMI

(Protocollo dr. Domenico Prisa)

Le fosse biologiche sono Delle fognature di tipo statico che vengono normalmente utilizzate nei condomini, nelle case isolate, nei campeggi, negli alberghi e villaggi vacanze.
Spesso si utilizza questo metodo perché tali utenze non sono servite da fognature di tipo dinamico o proprio per una scelta personale di coloro che vivono in quel determinato ambiente.

Con tale sistema si possono raccogliere sia le acque nere e le acque e grigie, mentre non vengono convogliate le acque pluviali.

Gli scarichi possono essere ulteriormente trattati con altri metodi come:
–  subirrigazione
– fitodepurazione
– trincea drenante.

Tali metodi garantiscono un ulteriore abbattimento del carico organico attraverso metodologie meccaniche, chimiche e biologiche.

Le fosse biologiche tradizionali sono costituite da due compartimenti: il divisorio e un setto verticale.

Nel divisorio Il processo prevede:
– la sedimentazione delle sostanze pesanti non solubili e la fermentazione delle sostanze organiche solubili.

– la fermentazione che ha luogo tramite batteri anaerobi contenuti nei liquami.

Nel setto verticale:
–  il liquido parzialmente chiarificato viene decantato, prima di essere allontanato verso il recapito finale.
Normalmente è presente una tubazione di ventilazione per l’eliminazione degli odori malevoli e dei gas di fermentazione.

Normalmente si deve procedere mediante ditta specializzata all’espurgo, che consiste nell’aspirazione dei liquami o dei fanghi, nella rimozione delle incrostazioni e nel lavaggio con getto di acqua ad alta pressione.

Trattamento Micronaturale per la riduzione degli interventi nelle fosse biologiche.

L’uso di varie tipologie di microrganismi inserite nelle fosse biologiche tramite le acque di scarico domestiche (cucina, bagno et.) può una volta colonizzato il materiale organico della fossa, ridurre in maniera significativa gli interventi di espurgo e gli odori non gradevoli. In quanto i microrganismi una volta in fossa si cibano del materiale organico riducendone il volume e catturando i gas di fermentazione in particolare solfuri e metano.

Utilizzandolo direttamente da casa o nella falda il trattamento può quindi garantire:
– riduzione del volume dei fanghi
– riduzione degli odori e dei gas malevoli
– riduzione significativa degli interventi di espurgo
– protezione per le condutture e minori esalazioni
– risparmio economico

Trattamento (nelle mie sperimentazioni ormai da anni utilizzo i Symbac (Gea risana, selezione da me messa a punto) oppure i microrganismi Em.

Da casa:

– in una bottiglia da 2 litri di acqua inserire 200 ml di Gea risana o Em attivato, aspettare 30 minuti. Versare nelle condutture di: cucina, bagno, giardino (in maniera randomizzata 250 ml del diluito ottenuto con i 2 L di acqua) almeno 1 volta a settimana.

In fossa:

– in un bidoncino da 30L di acqua versare 5L di Gea risana o Microrganismi Em. Attendere un’ora versare il contenuto in fossa. Ripetere il trattamento almeno una volta al mese.

La migliore soluzione sarebbe la combinazione dei due trattamenti (contattatemi sempre cmq per un protocollo specifico).

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AGRICOLTURA MICRONATURALE: QUALI SONO I LIEVITI IMPORTANTI IN ENOLOGIA?

Il mosto dell’uva è uno dei terreni migliori per la crescita dei microrganismi. Soltanto pochi generi però possono essere utilizzati per il trattamento del vino.

La candida: lievito di forma globosa, cilindrica o allungata, tra le specie più interessanti utilizzate nei vini troviamo C.mycoderma e C.vini che formano sulla superficie veli voluminosi.

Pichia: lievito di forma sferica e allungata, la specie più interessante è P. membranaefaciens, che si sviluppa velocemente creando la cosiddetta fioretta dei vini.

Kloeckera: cellule apiculate che presentano forma di limone.  La specie più comune è K. Apiculata molto vigorosa in particolare sui monosaccaridi. È presente nelle prime fasi di fermentazione.

Zygosaccharomyces: ubiquitario, ha cellule globose, o cilindriche, ha una buona capacità fermentativa, isolato dal miele in fermentazione

Schizosaccharomyces: forma globosa o cilindrica che si moltiplica per scissione. Sono capaci di trasformare acido malico in alcol etilico. La specie più utilizzata è S. Pombe.

Saccharomyces: lievito con cellule diploidi, globose o ellittiche. Caratterizzato da grande attività fermentativa in particolare S.cerevisiae, S.paradoxus, S.bayanus, S.pastorianus

Saccharomycodes: la specie più importante è S.ludwigii caratterizzato da spore che si coniugano tra loro. È il più resistente all’anidride solforosa.

Torulaspora: è un lievito con cellule globose, ellittiche o cilindriche, ha una grande attività fermentativa e resistenza agli antisettici. La specie più importante è T.delbrueckii.

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AGRICOLTURA MICRONATURALE: COSA UTILIZZARE DOPO LA POTATURA PER CONTROLLARE LE MALATTIE FUNGINE, BATTERICHE E LE VIROSI.

La potatura è caratterizzata da un insieme di tecniche che hanno come obiettivo quello di regolare la crescita della vegetazione, della formazione dei fiori e dello sviluppo dei frutti di alberi, piante e arbusti.

Generalmente la potatura si effettua tramite operazioni di taglio dei rami. Ma si può intervenire anche tramite l’asportazione di germogli superflui (scacchiatura), l’eliminazione dei polloni basali (spollonatura); oppure la sfogliatura, ossia lo sfoltimento delle chiome in eccesso.

La fase successiva dopo il taglio è quella più pericolosa per le piante, perché le ferite che si vengono a creare su rami e foglie, possono essere i siti da dove i funghi, i batteri e i virus penetrano nella linfa Delle piante diffondendosi e portando spesso alla morte.

Normalmente si possono fare interventi di vario tipo per disinfettare e chiudere le ferite, utilizzando: il rame, lo zolfo, la calce, il mastice, la cera etc.

Io normalmente non uso queste sostanze, ma utilizzo altri prodotti, in particolare:

– la zeolitite a chabasite micronizzata, un allumino-silicato ricco in silicio che svolge diverse funzioni: copertura sul lungo periodo della ferita, sterilizzazione e cicatrizzazione, antifungino naturale

– i microrganismi: in particolare i miei Symbac o i microrganismi Em, che svolgono un’azione sia di colonizzazione Delle superfici e di antagonismo verso i patogeni, sia di azione stimolatrice Delle difese Delle piante

– estratti vegetali in particolare: estratto di aloe (cicatrizzante), equiseto (antifungino e disinfettante), propoli (induttore di resistenza)

Trattamento Micronaturale dopo la potatura

Su 100L di acqua:

– 4 Kg di zeolitite micronizzata
– 3L di Symbac (Gea difesa) o Microrganismi Em
– (1L estratto idroalcolico equiseto, 1L di estratto idroalcolico di aloe, 1 L di estratto idroalcolico di propoli

Due trattamenti a distanza di 7 giorni dopo la potatura.

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