Trattamento Micronaturale della botrite su vite

Fungo ubiquitario che penetra nei tessuti Vegetali principalmente attraverso lesioni esistenti. Gli acini colpiti presentano marciume molle e in poco tempo si ricoprono di micelio grigiastro che si diffonde anche tra acini contigui.

La botrite colpisce anche gli organi verdi della pianta provocando macchie Bruno chiaro sui fusti.

Nelle uve da vino il danno non si limita alla perdita di produzione ma causa anche perdita di qualità del vino
Trattamento Micronaturale per botrite
In 5 litri di acqua calda
– 200 g di liquirizia

– 200g felce maschio

– 100g di aglio

– 1 cipolla

– 2 pompelmi
Tritare il tutto

Fermentazione per 3 giorni a 30°C e filtrare
Per 1 litro di prodotto diluibile in 100 litri di acqua
– 250 ml del mix

– 150 ml di Symbac o Em 

– 200g chabasite micronizzata
1 TRATTAMENTO ogni 12-15 giorni
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#micronaturale #microrganismi #senzachimica #zeolititi #estrattivegetali #stimolazione

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IL GLIFOSATO E I DISERBANTI CHIMICI CHE UCCIDONO L’UOMO E LE PIANTE

 

SONO SEMPRE PIU’ DELL’IDEA CHE SE L’UOMO NON INIZIERA’ A PRENDERE COGNIZIONE DI QUELLO CHE LA SUA ATTIVITA’ EGOISTICA STA DETERMINANDO SULLA SUA STESSA VITA E SU QUELLA DI PIANTE E ANIMALI, CON L’USO INDISCRIMINATO DI SOSTANZE CHIMICHE (CHE GIA’ A BASSE DOSI FANNO MOLTI DANNI, MA CHE IN PIU’ SONO CUMULABILI NEL TEMPO), TUTTO QUESTO LO PORTERA’ SULLA STRADA DEL NON RITORNO.

SE L’UOMO EGOISTICAMENTE CONTINUERA’ A FORZARE LA NATURA PER I PROPRI PROFITTI, PRIMA O POI LA NATURA RISPONDERA’ RIBELLANDOSI……….ANZI GLI EFFETTI DI TUTTA QUESTA DISTRUZIONE SONO ORMAI EVIDENTI AI NOSTRI OCCHI……

Le mie ricerche vanno proprio in questa direzione, fare una vera informazione e proporre dei metodi alternativi validi contro le sostanze nocive che vengono proposte. Non permetto di distruggere il mio mondo senza fare niente e sono sempre più convinto che il vero cambiamento si può fare solo dal basso, lavorando ai fianchi…..

Ritornando a ciò che ho evidenziato nel titolo

L’utilizzo del glifosato aumenta la possibilità che le piante possano ammalarsi e di veicolare tossine pericolose per la nostra salute. Diversi sono i meccanismi con cui Il glifosato aumenta le malattie della pianta e determina una maggiore virulenza dei patogeni presenti nel suolo. Dalle radici delle piante il glifosato viene rilasciato nel suolo e determina effetti negativi anche sulle colture successive.

E’ infatti un forte chelante a largo spettro capace di sequestrare macro e micronutrienti delle piante (Ca, Mg, Cu, Fe, Mn, Ni e Zn) che riduce anche la fissazione dell’azoto (N). La sua azione si esplica principalmente sul sequestro  di Mn, che rende le colture più
suscettibili alle malattie, in particolare la fusariosi.

Il glifosato si lega all’enzima EPSPS1, inibendolo, importante nel sentiero dello shikimato, richiesto per la sintesi di metaboliti aromatici vegetali che includono gli aminoacidi essenziali, come la fenilalanina, il triptofano, la tirosina e prodotti secondari, così come i promotori di crescita, l’acido indolacetico e composti che difendono le piante, come le fitoalexine. Riducendo quindi le sostanze e i meccanismi di difesa delle piante

Il glifosato aumenta la virulenza di patogeni come il Fusarium, e può avere conseguenze serie sulla sostenibilità della produzione di una vasta gamma di colture suscettibili. Può immobilizzare i nutrienti della pianta, come manganese, rame, ferro, potassio, magnesio, calcio e zinco, che non  sono più disponibili per la pianta, che cresce e produce meno ed è più suscettibile ai batteri e funghi patogeni del suolo.

Negli ultimi 20 anni c’è stato infatti un aumento generale del numero di malattie delle piante. I Quattro funghi primari del suolo, Fusarium, Phythium, Rhizoctonia, e Phytophthora, sono diventati più attivi con l’uso di glifosato; contemporaneamente sono aumentate le malattie causate da questi funghi, come l’avvizzimento della spiga di mais, il marciume radicale della soia o ancora il marciume del colletto nella barbabietola da zucchero. Ci sono più di 40 malattie associate all’uso del glifosato e il numero continua a crescere mano a mano che la gente ne riconosce l’associazione.

Ricerche sulle radici e i microrganismi che colonizzano il sistema radicale mostrano che c’è un impatto evidente del glifosato, che può causare la sindrome della morte improvvisa: la cosìdetta SDS (Sudden Death Syndrome), causata da Fusarium virguliforme. Il glifosato è tossico per i batteri benefici, come il Rizobium che fissa l’azoto, ma aumenta anche l’incidenza di patogeni come il Fusarium.

Il glifosato trasudato dalle radici delle colture TG o dalle malerbe morenti che sono state
spruzzate, è rapidamente assorbito dalle altre piante o è immobilizzato nel suolo dai legami con ioni, così che questi non sono più disponibili per le piante. Il glifosato può rimanere nel suolo per un periodo molto lungo, che è quanto basta per degradarsi in sostanze tossiche per le piante . Ciò vuol dire che le piante coltivate successivamente sullo stesso suolo saranno ancora esposte ad alti livelli di diserbante, e gli effetti si accumuleranno man mano che altro diserbante sarà spruzzato.

Il glifosato riduce la fissazione dell’azoto attraverso molti meccanismi. I batteri fissatori di azoto, come il simbionte della soia, Bradyrhizobioum japonicum, possiedono un EPSPS sensibile al glifosato, e quindi non riesce a crescere quando esposto al glifosato. L’azoto fissazione è influenzata anche indirettamente attraverso la fisiologia della pianta
ospite. Il glifosato inibisce la formazione del fattore di crescita acido indolacetico IAA nella soia, che comporta una minore formazione di noduli da parte del simbionte.

Oltre alla sua azione di chelazione che rende il Mn non disponibile, il glifosato
avvelena gli organismi del suolo Mn-riducenti e fissatori di N, per cui la disponibilità di Mn e N, per le colture potrebbe essere marcatamente compromessa. Le malattie causate da Fusarium con l’uso estensivo di glifosato sono aumentate. Per esempio, l’uso di glifosato predispone i pomodori al marciume del colletto e della radice da Fusarium.

Ricerche pubblicate nel 1979 già mostravano che il glifosato assorbito attraverso le foglie, dopo il trattamento, era trasferito in modo sistemico verso le radici e rilasciato nella rizosfera, dove esso cambia l’intera ecologia del suolo, risultante in un incremento della colonizzazione delle radici da parte di specie patogene, come Fusarium e Phytophtora e come Pythium per le piante di fagiolo.

Il glifosato fa calare significativamente gli Pseudomonas che sono benefici per la rizosfera, incoraggiando così ulteriormente la crescita dei funghi patogeni, attraverso la soppressione dei loro batteri antagonisti.

Il glifosato rilasciato attraverso le radici delle piante morenti (le malerbe) è trasferito alle
piante viventi non trattate (con glifosato) attraverso le radici, c’è l’evidenza che tale trasferimento ad altre piante, attraverso le radici delle piante morenti, è molto più efficace del trattamento diretto nel suolo,e che non sia selettivo solo per le erbe infestanti.

 

IN QUESTO MOMENTO SI SENTE PARLARE DI XYLELLA E DI ALTRI PATOGENI CHE INSPIEGABILMENTE AD UN CERTO PUNTO HANNO INIZIATO A FAR MORIRE LE PIANTE (OLIVO, NOCCIOLO, KIWI, AGRUMI, CASTAGNO). NON E’ VERO CHE LA PRESENZA DI UN PATOGENO DEBBA DETERMINARE LA MORTE SICURA DI UNA PIANTA (ALTRIMENTI SAREBBERO TUTTE MORTE VISTO I MILIARDI DI BATTERI E FUNGHI PRESENTI IN NATURA E CI SAREMMO ESTINTI PURE NOI, VISTA L’ALTA COLONIZZAZIONE DI MICRORGANISMI SULLA NOSTRA PELLE). LE MORIE E I DISSECCAMENTI CHE OGGI NOI EVIDENZIAMO VANNO CORRELATE AD ALTRI MOTIVI (ECCESSO DI VELENI E DISERBANTI NEL SUOLO, CHE LE PIANTE ASSIMILANO CON INIBIZIONE DELLE VARIE FUNZIONI METABOLICHE; ASSENZA DI MECCANISMI DI DIFESA NELLE PIANTE DETERMINATI DALLA RIDUZIONE DELLA MICROFAUNA BENEFICA CHE STIMOLA LE PIANTE A PRODURRE I METABOLITI DI DIFESA E AD ASSORBIRE I MINERALI PER LA LORO CRESCITA; PH E SALINITA’ NEI SUOLI ALTISSIMI E SOSTANZA ORGANICA RIDOTTA; CATTIVA GESTIONE DEI COLTIVATORI CHE SENZA VOLERLO DIFFONDONO LE MALATTIE NON STERILIZZANDO GLI STRUMENTI DI LAVORO; ASSENZA DI BIODIVERSITA’, MA SI PREDILIGE LA MONOCOLTURA FAVORENDO LA SPECIALIZZAZIONE DEI PATOGENI; IL CAMBIAMENTO CLIMATICO A CUI POCHI SI STANNO ADEGUANDO; IL NON FAVORIRE LA RESISTENZA AUTOCTONA, VISTO CHE IL LAVORO DI MIGLIORAMENTO GENETICO IN LABORATORIO PUO’ FAVORIRE CERTI CARATTERI, MA FARNE PERDERE MOLTI ALTRI).

STRANAMENTE NEI LUOGHI DOVE LE PIANTE MUOIONO DI PIU’ CI SONO ANCHE PIU’ CASI DI TUMORE E AUTISMO. CHE SIANO I DISERBANTI E I VELENI UTILIZZATI LA CAUSA DI TUTTO QUESTO CATACLISMA, INVECE DEL BATTERIO O DEL FUNGO DI TURNO???? PIU’ GIRO L’ITALIA E PIU’ SONO CONVINTO CHE SIA QUESTO IL MOTIVO.

QUELLO CHE VOGLIO DIRE E’ CHE NON BISOGNA FERMARSI ALLO STUDIO DI UN SINGOLO BATTERIO, FUNGO, MALATTIA, MA VALUTARE ANCHE QUELLO CHE CI STA INTORNO. STUDIARE IL SISTEMA SUOLO-PIANTA-AMBIENTE A 360° E VALUTARE GLI EFFETTI DI QUELLO CHE SI FA SUL LUNGO PERIODO.diserbanti-naturali

 

 

HIPVs: composti vegetali volatili indotti dagli erbivori

Gli HIPVs giocano un ruolo molto importante nelle Interazioni tra pianta e fitofago.

In alcuni casi agiscono come mezzo di difesa diretto, avendo un’azione repellente nei confronti dell’insetto.

Oppure possono funzionare come difesa indiretta attraendo i nemici naturali dell’insetto fitofago tramite una sorta di sos chimico.
Tali sostanze che richiamano i nemici naturali sono detti allelochimici, utili sia all’organismo che li emette (pianta), sia a quello che li capta (predatori).
Una ricerca del 1990 ha dimostrato che i sinomoni (questi volatili salvavita) vengono prodotti solo in presenza di danni tissutali da insetti e non da stress abiotici. È stato provato infatti che l’emissione dei volatili è legata al danno fisico dei tessuti Vegetali in combinazione con la saliva del fitofago.
Un altro aspetto interessante è che le piante attaccate sono in grado di indurre la produzione di sinomoni anche in quelle limitrofe per via aerea tramite composti volatili.
Le risposte indotte sulla pianta da organismi fitofagi sono ricondotte a due percorsi principali: ciclo acido salicilico e acido jasmonico.
Il primo viene attivato da insetti con apparato boccale pungente succhiante come afidi, cocciniglie aleirodidi.
Il secondo da insetti masticatori come lepidotteri, coleotteri e ditteri.
Capite bene che intervenire con prodotti di tipo sintetico va a nuocere nei confronti di questo tipo di comunicazione, con effetti deleteri a lungo termine
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#micronaturale #difesa #sinomoni #naturale

Convegno Cortina sulla strada del vino: Micronaturale, tecniche innovative per la salvaguardia dell’ambiente

Dovunque vada le soddisfazioni sono tante e anche la gente che mi apprezza e mi abbraccia.
Quindi non posso far altro che migliorarmi sempre e far conoscere ciò che faccio in tutti i settori Ambientali alla gente.
Ancora un caro abbraccio agli amici di Cortina.

​LA COLTIVAZIONE E DIFESA MICRONATURALE DELLA BIETOLA A COSTE

Sopporta temperature fino a -2°C e cresce con temperature superiori a 5-6°C

Le semine si possono eseguire da metà aprile fino a metà settembre: la piantina emerge in 1-2 settimane
È un medio consumatore di azoto e ama i suoli ricchi di sostanza organica.
Dopo la semina quando le piantine sono alte 5-7 cm, si diradano lasciando una pianta ogni 20-40 cm
Si irrigano ogni 3-4 giorni
SPERIMENTAZIONE CON TRATTAMENTO MICRONATURALE NELLA COLTIVAZIONE DELLA BIETOLA PER 100 metri quadri
PRODUZIONE METRO QUADRO
CONTROLLO TRADIZIONALE: 2.5 Kg di foglie
TRATTATO MICRONATURALE: 4.6 Kg di foglie
RICETTA PER IL CONTROLLO DELLA CERCOSPORA
In 5 litri di acqua calda
– 200g di equiseto

– 200g di rafano

– 3 pompelmi

– 2 cipolle

– 100g liquirizia
Tritare il tutto
Porre in acqua calda a 30°C per 3 giorni e filtrare
Per 1 litro di prodotto
– 300 ml del mix

– 150 ml di Symbac (Gea difesa) o Ema

– 100g zeolite micronizzata 
Spruzzare una volta ogni 7 giorni
RICETTA PER IL CONTROLLO DELL’ALTICA
In 5 litri di acqua calda
– 200g di ortica

– 100g di tanaceto

– 200g di timo

– 2 spicchi d’aglio

– 100g foglie di mirtillo
Tritare il tutto
Porre in acqua calda a 30°C per 48 ore e filtrare
Spruzzare una volta ogni 10 giorni
#domenicoprisa #micronaturale #senzachimica #controllo #bietolacoste
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​IL CONTROLLO DELLA COCCINIGLIA COTONOSA (PLANOCOCCUS FICUS) IN AGRICOLTURA MICRONATURALE

Femmina (3 mm) con corpo segmentato ricoperto di cera, 18 paia di raggi; ovisecco informe fioccoso. Presenta 2-6 generazioni l’anno e sverna come femmina sul tronco. Determina disseccamento e caduta anticipata Delle foglie e infesta i grappoli rendendoli incommerciabili. Produce melata su cui si sviluppa fumaggine.

Ricetta per il controllo della cocciniglia cotonosa 
In 5 litri di acqua calda
– 200g di tanaceto

– 100g di assenzio

– 200g di salvia

– 200g di timo
Tritare il tutto
Porre in acqua calda a 30°C per 48 ore e filtrare
Per 1 litro di prodotto
– 300 ml di mix

– 100 ml Symbac ( Gea difesa) o Ema

– 120g zeolite micronizzata
Spruzzare sulle piante una volta ogni 10 giorni
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​IL CONTROLLO DELLA CICALINA BUFALO (Stictocephala bisonia) IN AGRICOLTURA MICRONATURALE

Membracide verdastro (10 mm) con pronoto allungato lateralmente e posteriormente con 3 processi. Sviluppa una generazione all’anno e sverna come uovo. Il danno è causato dalle doppie incisioni a mezzaluna praticate nella corteccia dei tralci giovani per deporre le uova e dagli adulti che con le punture di nutrizione danneggiano i piccioli, e si formano Delle strozzature, arrossamenti fogliari, accartocciamenti.

Ricetta per il controllo della CICALINA BUFALO
In 5 litri di acqua calda
– 200g di felce

– 100g di consolida

– 100g di lantana

– 200g di assenzio

– 3 cipolle
Tritare il tutto
Porre in acqua calda a 30°C per 4 giorni, filtrare
Per 1 litro di prodotto
– 250 ml del mix

– 150 ml di Symbac (Gea difesa) o Em

– 100g zeolite micronizzata
Spruzzare sulle piante una volta ogni 7 giorni
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