AGRICOLTURA MICRONATURALE: LA TILLANDSIA, LA PIANTA UTILE PER LA DEPURAZIONE DELL’ARIA E IL BIOMONITORAGGIO

La patria delle piante appartenenti al genere Tillandsia è l’America, considerando tutta la fascia che va dalla Florida e dal Texas fino ad Argentina e Uruguay, passando per tutto il Centro-America.

La concentrazione massima di quelle azzurre o grigie, che sopportano meglio la siccità, si ha proprio qui, mentre tante T., che assomigliano più alle classiche bromeliacee d’appartamento, vivono nella zona della foresta tropicale tra l’Ecuador e il Perù. Lì si trovano numerose specie, tra le quali la più comune, T. cyanea.

Distinguendole in base al colore delle foglie, ci sono quelle da pieno sole e quelle da ombra, così che i loro habitat vanno dalla foresta pluviale alle zone aride montane del nord dell’Ecuador, dove vivono solo alcune specie che si nutrono esclusivamente dell’umidità ambientale, perché le aree in alta quota sono fra le zone meno piovose della Terra, anche se ricche d’umidità ambientale, polveri, vento.

Le T. sono tutte “epifite”, vivendo quindi su alberi, ma non in forma parassitaria. Le radici non servono necessariamente per il nutrimento, anzi quasi mai: quelle degli ambienti aridi concentrano l’acqua in una peluria grigiastra che assorbe l’acqua e trattiene il pulviscolo e le sostanze che sono presenti nell’aria (quando assorbono l’acqua diventano verdi), mentre le altre hanno la classica forma a “testa in su” o a rosetta, al cui interno raccolgono l’acqua.

Il motivo per cui dovreste abbellire le vostre case con le “figlie del vento” è facile da capire: queste piante assolvono un’importantissima funzione di depurazione dell’aria. Molti studi scientifici hanno rilevato come siano capaci di assorbire i nocivi agenti inquinanti prodotti dalla combustione incompleta di benzina e gasolio, ossia gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), derivati dal traffico veicolare, dal riscaldamento domestico e dalle attività industriali.

Le Tillandsie, immuni dall’inquinamento terrestre, possono essere impiegate anche per il bio-monitoraggio atmosferico, poiché rivelano lo stato di salute dell’aria e al contempo riescono a ripulirla dallo smog. Recenti ricerche americane hanno inoltre evidenziato come queste piante siano efficaci nella lotta alla cosiddetta sindrome dell’edificio malato (Sbs), grazie alla loro capacità di assorbire altri agenti inquinanti presenti nell’aria, quali formaldeide, radon, anidride solforosa, ozono e fumo di sigarette, all’origine di disturbi vari quali emicrania, affaticamento, nausea, sonnolenza, irritazioni nasali, secchezza delle fauci, affaticamento, perdita di concentrazione.

#Tillandsia #biomonitoraggio #inquinamento #metalli #micronaturale #domenicoprisa

Annunci

​FILTRI A BIOFILM MICROBICI UN NUOVO MODO PER DEPURARE L’ACQUA.

Attualmente con un collega stiamo brevettando un filtro unico a biofilm microbici che ha la capacita’ di abbattere tutti i metalli pesanti, i pfas, mercurio, patogeni delle acque delle piscine e acque a uso alimentare, rifiuti zootecnici e speciali

Avra’ inoltre la capacita’ di arricchire l’acqua di probiotici e sostanze curative naturali.

#filtro #biofilm #batteri #innovazione #industria #rifiuti #probiotici #micronaturale

Cosa provoca l’accumulo di rame nel suolo? Attenzione al suo utilizzo perchè ha poco di biologico.

Molti dei fertilizzanti e degli antiparassitari di comune uso, apportano rame al suolo con rischi di accumulo e fitotossicità.

I terreni possono ricevere apporti di metalli pesanti, sia da deposizioni atmosferiche, ma anche con l’apporto di fertilizzanti e fitofarmaci. Nel lungo periodo, l’accumulo di questi elementi, generalmente ben trattenuti dai terreni, può arrivare a condizionare negativamente la fertilità dei suoli o peggiorare la qualità dei prodotti agricoli, oppure contaminare le acque superficiali e sotterranee. Molti metalli come il rame e lo zinco finiscono per risultare nocivi a livello di concentrazione elevata nel suolo per la biomassa microbica e per organismi superiori come lombrichi e piante.

Altri metalli non sono invece essenziali (Cd, Hg, Pb) e per questo sono potenzialmente tossici anche a basse concentrazioni. La sensibilità delle diverse colture all’effetto tossico del rame, varia ampiamente. E’ difficile valutare la fitotossicità di questo elemento, in quanto esso si accumula nelle radici, danneggiando in primo luogo questo organo non direttamente visibile.

I concimi minerali e organominerali possono contenere il rame derivante dai materiali grezzi utilizzati per la loro produzione. nei fanghi di depurazione, invece si concentra il rame che viene rimosso dalle acque sottoposte al trattamento depurativo e che può derivare dalle più svariate fonti domestiche e industriali.

Tra le fonti agricole di apporto ai suoli di rame bisogna annoverare quello dei fitofarmaci a base di questo metallo. Importanti anticrittogamici inorganici, utilizzati in special modo per il controllo della peronospora, sono composti a base di rame.  Diversi studi infatti hanno dimostrato importanti accumuli di rame nei suoli coltivati a vite, sia per lo strato superficiale che per profondità maggiori, e hanno accreditato la mancanza di sostenibilità ambientale dei trattamenti cuprici in viticoltura, in particolare in regime di difesa biologica.

Rispetto al destino delle quote di rame apportate al suolo è da considerare l’elevata generale capacità dei terreni di trattenere (e quindi accumulare), i metalli pesanti, senza però dimenticare che una quota totale di metallo nel suolo, può trasferirsi alle acque che lo percolano o vi scorrono superficialmente.

Da queste considerazioni deriva la necessità di approfondire gli studi sulla reale tossicità del rame nei suoli, in particolare per quelli che potenzialmente presentano caratteristiche favorevoli al rischio di fitotossicità (scarsa dotazione di sostanza organica).

La ricerca scientifica si è occupata ben poco della questione, ma i risultati ottenuti sembrano concordare sul fatto che questo metallo ha effetti negativi sulla maggior parte delle specie del suolo, portando ad un decremento della biodiversità dell’ambiente agricolo, effetto che aumenta nel tempo a causa dell’accumulo del rame. La presenza di batteri e funghi nel terreno, ma anche sulle parti aeree della pianta, può rappresentare un meccanismo di difesa particolarmente efficace contro i parassiti vegetali microscopici e arricchire il suolo di elementi minerali, fondamentali per le colture; animali sensibili al rame, come lombrichi e lumache, possono migliorare la tessitura del terreno, creando dei canali per l’aerazione delle radici e favorire la decomposizione della materia organica, migliorando la qualità del suolo. Il rame ha anche una documentata azione insetticida e il suo accumulo nell’ambiente potrebbe portare all’allontanamento dei coccinellidi ed impollinatori.

Per questo quando parliamo di agricoltura biologica bisogna stare attenti, perchè fare 40-45 trattamenti di rame su una pianta ha poco di biologico.