AGRICOLTURA MICRONATURALE: TECNICHE INNOVATIVE PER LA COLTIVAZIONE DEI BONSAI

Il bonsai è un albero o un cespuglio dal tronco legnoso, che viene fatto crescere in un contenitore di piccole dimensioni, un vaso o una ciotola, che speciali metodi di coltivazione permettono di mantenere in proporzioni limitate; un buon bonsai non supera i 60-80 cm di altezza.

Questo tipo di coltivazione deriva dal cinese mandarino: il prefisso bon sta ad indicare il vaso o ciotola, mentre il suffisso sai significa educare, in senso più ampio coltivare.


Hanno bisogno di cure e attenzioni maggiori rispetto ai comuni alberi o fiori presenti in casa, infatti per poter vivere in spazi così ristretti bisogna eseguire regolarmente la potatura dei rami e Delle radici fittonanti, che penetrano in profondità nel terreno e un rinvaso periodico.


Si ritiene che l’arte della coltivazione del bonsai abbia avuto origine in Oriente, grazie ad alcuni medici i quali, viaggiando tra l’India e la Cina studiarono un modo per avere sempre a disposizione alcune piante medicinali, indispensabili per il loro lavoro.


Il composto utilizzato nella Coltivazione dei bonsai è normalmente formato da diversi tipi di sostanze, mischiate in proporzioni diverse


Trattamento Micronaturale per i bonsai:


La mia composta base è normalmente costituita:


– 50% torba acida per azalee e rododendri

– 10% humus di lombrico

– 20% zeolitite a chabasite granulometria 3-6mm

– 10% sabbia

– 10% lapillo vulcanico


Trattamento di fertilizzazione:


1 volta al mese su 1 L di acqua (irrigazione):


– 100ml di Symbac o Microrganismi Em

– 50g alga spirulina in polvere

– 50g humus di lombrico disciolto in acqua

– 50ml acidi fulvici e umici


Al momento della potatura (spruzzatura foglie e terreno)


Su 1 L di acqua:


– 200ml di Symbac o Microrganismi Em

– 50ml estratto idroalcolico propoli + 50 ml estratto idroalcolico equiseto

– 50g zeolitite a chabasite micronizzata


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LA BIOCORROSIONE E I MICRORGANISMI PER CONTROLLARLA

Prende in considerazione il materiale che subisce la lisciviazione e la successiva corrosione per azione microbica.

Ogni evento di corrosione è associato alla formazione di biofilm microbico sulla superficie metallica.
In pratica la concentrazione di Cl-, la presenza di depositi organici e inorganici, la concentrazione di O2 sono fattori che vengono alterati dalla popolazione microbica.

La corrosione microbica può definirsi come la causa della perdita di metallo, o dall’accelerazione della perdita di esso, per attività microbica a uno o entrambi i siti che controllano la corrosione elettrochimica.

Le modalità di corrosione sono diverse differiscono in base alle leghe di metallo coinvolte e solitamente sono dovute all’opera di batteri come Gallionella sp. o thiobacilli.

La corrosione inizia in una zona circoscritta dovuta ad un difetto della superficie, appena il metallo si ossida anioni come il cloro e i solfati migrano nella zona di corrosione per bilanciare il deficit di carica elettrica. Questo ambiente diventa fortemente acido con pH intorno a 1.
La zona colpita produce una diffusione di ioni ferrosi che a distanza con pH diversi si trasformano in ferro idrossido (ruggine).

Si forma il cosiddetto ‘tubercolo’ dove sono presenti un gran numero di batteri solfato-riduttori come desulfovibrio sp. Che producono H2S aumentando la corrosione e favoriscono l’instaurarsi di batteri fermentativi come Bacillus sp. e Hafnia alvei che con la loro attività favoriscono proprio la produzione  del substrato organico per i batteri solfato-riduttori.

Normalmente per il controllo della corrosione vengono utilizzati biocidi ossidanti come il cloro, che può avere azione batteriostatica,  ma puo’ creare a sua volta problemi di corrosione chimica

Nelle mie sperimentazioni invece controllo la corrosione tramite opportune selezioni di Microrganismi in grado di colonizzare velocemente le superfici e ridurre lo sviluppo per antagonismo dei solfato batteri. I risultati ad oggi sono molto interessanti.

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Trattamento Micronaturale della botrite su vite

Fungo ubiquitario che penetra nei tessuti Vegetali principalmente attraverso lesioni esistenti. Gli acini colpiti presentano marciume molle e in poco tempo si ricoprono di micelio grigiastro che si diffonde anche tra acini contigui.

La botrite colpisce anche gli organi verdi della pianta provocando macchie Bruno chiaro sui fusti.

Nelle uve da vino il danno non si limita alla perdita di produzione ma causa anche perdita di qualità del vino
Trattamento Micronaturale per botrite
In 5 litri di acqua calda
– 200 g di liquirizia

– 200g felce maschio

– 100g di aglio

– 1 cipolla

– 2 pompelmi
Tritare il tutto

Fermentazione per 3 giorni a 30°C e filtrare
Per 1 litro di prodotto diluibile in 100 litri di acqua
– 250 ml del mix

– 150 ml di Symbac o Em 

– 200g chabasite micronizzata
1 TRATTAMENTO ogni 12-15 giorni
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​LA PSILLA: COME TRATTARLA IN AGRICOLTURA MICRONATURALE

Metodi innovativi senza chimica di sintesi

Sono insetti pungitori e succhiatori che attaccano soprattutto gli alberi da frutto, l’alloro, il bosso, il frassino, l’ontano e diverse piante da orto.
Producono parecchia melata collosa su cui si deposita la fumaggine che ricopre le foglie. Le gemme arrestano la crescita.
Ricetta per il controllo della psilla
Su 5 L di acqua calda:
– 200g di felce

– 200g di assenzio

– 100g di tanaceto

– 100g di menta glaciale

– 100g di rosmarino
Fate riposare per 3 GG a 30°C
Per 1 L di prodotto
– 300 ml del mix 

– 70 ml Ema o Gea difesa

– 50 ml olio di neem

– 50g chabasite micronizzata
Spruzzare una volta ogni 10-15 giorni
Per protocolli specifici contattatemi
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​TRICHODERMA spp. e i suoi utilizzi

Viene considerato tra i principali componenti della microflora del suolo.
Agisce come antagonista di diversi funghi patogeni delle colture, in particolare quelli tellurici, anche perché caratterizzato da accrescimento rapido e veloce colonizzazione del suolo.
Trichoderma si utilizza come preventivo di funghi dell’apparato radicale e della muffa grigia.
Agisce come antagonista grazie alla sua rapidità con colonizza il substrato, impedendo la crescita di altri funghi.

Le modalità di azione differiscono in base al ceppo: può produrre sostanze che arrecano danni ad altri funghi o utilizzare rapidamente le sostanze nutritive e lo spazio disponibile per altri Microrganismi.
È in grado di attivare i meccanismi di autodifesa delle piante.
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​UTILIZZO DEGLI AMMENDANTI ORGANICI PER IL CONTROLLO DELLE MALATTIE DELLE PIANTE

Numerosi studi hanno dimostrato che l’applicazione di ammendanti organici al suolo può essere una tecnica molto efficace nel controllare le malattie causate da patogeni come Fusarium, Phytophtora, Pythium, Rhizoctonia, Sclerotinia, Sclerotium, Thielaviopsis basicola, Verticillium.

Diversi meccanismi fra loro sono in grado di spiegare la soppressivita’ degli ammendanti organici:
– introduzione di microrganismi benefici con capacità antagonista

– aumento della competizione per le risorse nei confronti degli agenti patogeni

– il rilascio di composti fungitossici durante la decomposizione della materia

– induzione di resistenza nelle piante ospiti
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EFFETTI BIOLOGICI DEL LETAME. PERCHE’ UTILIZZARLI E QUALI EFFETTI HA SULLE MALATTIE DELLE PIANTE?

 

L’apporto al terreno di letame fresco ad elevato rapporto C/N ha un effetto aggregativo e favorevole alla struttura del suolo maggiore di quello del letame maturo a rapporto C/N più basso, che favorisce processi di biodegradazione, abbassa la stabilità strutturale, come la fertilizzazione azotata, ed interferisce con i processi di sintesi e di degradazione influenzando la velocità di decomposizione del substrato.

Nella batterizzazione del suolo si prescrive l’applicazione di materia organica costituita da letame (30 t/ha), o da infossamento di paglia, compost, torba, per l’effetto favorevole dell’interazione batteri (azotobatterine, fosfobatterine e silicobatterine) sostanza organica.

I batteri normalmente riscontrati nel letame sono: Verticillium, Colletotrichum, Alternaria, Rhizoctonia, Mucor.
Il letame come altre sostanze organiche, ha la proprietà di favorire la sintesi di antibiotici e di microrganismi antagonisti.

Il letame si è dimostrato capace di eliminare microrganismi fitopatogeni (Ophiobolus graminis, Streptomyces scabies, Rhizoctonia, Fusarium, Phytophtora) e risultati favorevoli si ottengono anche nella lotta contro i nematodi.

I meccanismi d’azione sono i seguenti:

– stimolazione della microflora antagonista dei microrganismi patogeni
– riduzione dell’attività e della sopravvivenza dei fitopatogeni per azione diretta del letame
– aumento della resistenza delle piante ospiti per miglioramento della fisiologia della loro nutrizione

Il massimo dell’attività microbica dopo incorporazione di letame nel suolo si ha dopo un mese o due, a seconda della degradabilità della sostanza organica.
L’effetto protettivo della letamazione verso i patogeni di una coltura si esaurisce e non si esercita sulla coltura successiva nei riguardi di attacchi parassitari

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